L'antefatto era stato tragicamente semplice: la pubblicazione di alcune lettere compromettenti di un potente politico sul giornale da lui diretto. Scelta che lo portò a una condanna contro la quale non volle appellarsi.
Era l'anno 1954, e il politico si chiamava Einaudi. La condanna, vilipendio a capo dello Stato. Il condannato si chiamava Giovannino Guareschi, e sarebbe rimasto in carcere per 409 lunghissimi giorni. Nessuno allora poté lanciare lo hashtag #iostoconguareschi.
Senza che il tempo e le stagioni ci abbiano insegnato nulla, sessantuno anni dopo un altro uomo con la schiena dritta si scontra con forze più grandi in una Italia dove è vietato dire come la si pensa, specialmente su certi argomenti considerati tabù. E senza che si provi imbarazzo per questo.
Nel suo ultimo libro, La parola contraria, lui scrive delle frasi grevi e attuali che dovrebbero far riflettere:
Uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più che la promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria.Lo scrittore si chiama Erri De Luca. Io sto con la libertà di espressione. Io sto con Erri.
#iostoconerri #iostoconguareschi
Per saperne di più
Blog Iostoconerri.net
La parola contraria, di Erri De Luca
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